Labirinto

lunedì 13 marzo 2017

Il Trigramma di San Bernardino

Il Trigramma di San Bernardino 



La sigla IHS (o in alfabeto greco ΙΗΣ) compare per la prima volta nel III secolo fra le abbreviazioni utilizzate nei manoscritti greci del Nuovo Testamento, abbreviazioni chiamate oggi Nomina sacra. Essa indica il nome ΙΗΣΟΥΣ (cioè "Iesous", Gesù, in lingua greca antica e caratteri maiuscoli). In principio, quindi, le lettere H e S erano rispettivamente una eta e una sigma dell'alfabeto greco. La sigla è spesso abbinata a XPS per "Christos"; le due sigle sono costruite in modo analogo, utilizzando le prime due lettere e l'ultima del nome, perciò la S è l'ultima lettera del nome Iesus e non la terza, come spesso viene affermatoNel corso dei secoli le due sigle IHS e XPS si diffusero dai manoscritti alle monete e agli oggetti artistici. Si veda ad esempio l'iscrizione sulle monete d'oro bizantine a partire dal secondo regno di Giustiniano II (inizio dell'ottavo secolo): DN IHS XPS REX REGNANTIUM, cioè: "Signore Gesù Cristo, re dei re" (ad es. nel 705) o pochissimi anni prima l'iscrizione sulla bara di san Cutberto a Durham (UK) del 698.
Col tempo l'origine greca dell'abbreviazione fu dimenticata da molti e si credette che IHS fosse il troncamento del nome latino di Gesù, che venne così erroneamente arricchito di una "acca", trasformandosi spesso in "Jhesus".
L'abbreviazione IHS ridiventò popolare e si trasformò in un vero e proprio monogramma in seguito al diffondersi della devozione verso il Santissimo Nome di Gesù. Nel XII secolo ne fu promotore san Bernardo da Chiaravalle. Nel XIV secolo il beato Giovanni Colombini, fondatore della confraternita laica dei Gesuati, portava abitualmente sul petto la sigla IHS. La sigla fu poi utilizzata da san Vincenzo Ferrer.
Particolare impulso alla diffusione del trigramma è stato dato da san Bernardino da Siena, al cui nome esso resta associato anche oggi. Bernardino ne promosse l'ostensione ai fedeli accorsi alle sue omelie, raffigurandolo su tavolette di legno, poste sull'altare durante la celebrazione eucaristica. Il trigramma bernardiniano era circondato da un sole a dodici raggi, riprendendo in tal modo un'iconografia precedentemente ideata da Ubertino da Casale. La pessima fama di quest'ultimo e la denuncia di un possibile uso idolatrico di tale simbolo spinsero nel 1427 papa Martino V ad ordinare l'aggiunta di una croce sopra il trattino traversale della H maiuscola o di un tratto orizzontale sull'astina della h minuscola in modo da formare la croce.
Il larghissimo utilizzo del trigramma è continuato dopo la controriforma, di cui Bernardino da Siena è stato un precursore. Ignazio di Loyola, infatti, lo scelse come proprio sigillo (1541) e successivamente la Compagnia di Gesù lo adottò come proprio emblema. Si legge infatti in numerose chiese costruite dall'ordine gesuita. Ne è un esempio la facciata della Chiesa del Gesù, dove campeggia a grandi lettere.

giovedì 26 gennaio 2017

Il sito megalitico di Ceccano: UN LUOGO DI INIZIAZIONE! – di Giancarlo Marovelli

IN ESCLUSIVA PER “IL PUNTO SUL MISTERO”, UN NUOVO ARTICOLO DI GIANCARLO MAROVELLI SULLE NUOVE SCOPERTE RELATIVE AL  SITO MEGALITICO.



(Immagine di apertura: i partecipanti all’Itinerario del Mistero, organizzato nell’ambito del Premio Nazionale Cronache del Mistero 2016, tenutosi domenica 11 dicembre 2016 presso il sito megalitico di Ceccano. Tra i presenti numerosi ricercatori italiani come lo stesso architetto Marovelli, Giancarlo Pavat, Tommaso Pellegrini, Marco di Donato, Roberto Adinolfi, Giulio Coluzzi, Mario Tiberia, ed internazionali, come Robert Bauval e Jeff Saward – Foto T. Pellegrini).




Le recenti nuove scoperte sul sito megalitico di Ceccano (FR) rafforzano la tesi che l’area fosse un luogo d’iniziazione, dove l’aspetto della Dea partenogenetica era messo in atto da una serie di procedure ritualistiche che consentivano all’iniziando di passare a un livello di consapevolezza superiore, attraverso la rigenerazione e la diffusione della vita .
Nel periodo del Neolitico l’evoluzione dell’uomo ha fatto si che la concezione di passaggio si sia ampliata toccando aspetti che non riguardavano solo l’aspetto sociale, ma si fondevano con il lato spirituale, attraverso un numero variabile di passaggi iniziatici ai quali ci si doveva sottoporre per crescere in conoscenza e consapevolezza.
Nell’area vi sono una serie di manufatti da me individuati dopo l’ultimo sopralluogo domenica 11 Dicembre 2016, in particolare ho focalizzato due circoli di pietre posti a poca distanza denominati l’ingresso e il cerchio di pietre che uniti al betile e al “Vichingo/Guardiano“, rafforzano e avvalorano il fatto che il luogo fosse utilizzato per riti d’iniziazione.



L’ingresso (foto sopra): questa formazione posta a sud-est del sito originario (Vichingo/Guardiano) fornisce l’accesso all’area; si può dunque ipotizzare che in questo luogo ci fosse un primo passaggio iniziatico che veniva affrontato da molti individui insieme date le notevoli dimensioni dello spazio all’interno delle rocce. In questo punto la forma dell’ingresso porta alla fusione archetipica tra il maschile (il Monte Caccume di forma triangolare, emblema del dio trascendente e incorporeo) che si staglia all’orizzonte e la conformazione rocciosa semicircolare aperta sul lato; in tal modo gli iniziandi potevano assorbire l’energia della propria polarità (YANG per gli uomini e YING per le donne).




(Immagine sopra: il Monte Caccume)

Il cerchio di pietre (foto sopra): posto a sud del sito originario (Vichingo/Guardiano) in questo luogo avveniva la fase di rinascita e nella depressione antistante al cerchio di pietre, con molta probabilità, era presente una fonte d’acqua usata per i riti di rinascita. Tale ritualità permetteva di rievocare l’esperienza vissuta dall’uomo quando si trovava ancora nell’utero; in questo luogo si attuava la rinascita nel Mondo superiore, testimoniata dalla forma stessa delle pietre che richiama la vulva, simbolo per eccellenza della fonte di vita. Nelle vicinanze si sono ritrovate numerose rocce orizzontali che potrebbero essere state utilizzate come altari del fuoco. L’uso del fuoco era fondamentale perché stabilizzava il livello energetico raggiunto dagli iniziandi nei passaggi precedenti e richiamava l’energia della Grande Madre in modo che fosse trasferita nel betile poco distante  provvedendo in tal modo all’ ingravidamento della terra e micro cosmicamente della donna rendendola prospera e feconda, così da garantire un abbondante raccolto.




Il Betile (foto sopra): questo manufatto ricorda una forma fallica ed era posto in luoghi dedicati al culto, normalmente era posizionato sopra gli incroci di vene acquifere sotterranee, o nel mezzo di due linee sincroniche, o deve esisteva una concentrazione di nodi tellurici. La sua funzione era di intercettare, caricare e amplificare l’energia tellurica e quella derivata dal rito/funzione, lavorando come un’antenna emanatrice e ricetrasmittente. In tal modo la lunghezza d’onda era amplificata e gli iniziandi erano irradiati da una frequenza che poteva creare degli stati alterati, così anche i terreni subivano un trattamento che li rendeva più fertili.



Il Vichingo/Guardiano (foto sopra, alle spalle di Marovelli): il variegato simbolismo dell’area megalitica, con le differenti funzioni create e usate in essa dai nostri antenati sono aspetti che riportano al grande mistero della vita e risultano parte di un insieme indiviso della dea che personifica le forze della natura nel suo valore rigenerativo e di diffusione della vita, di cui controlla i cicli. Le manifestazioni della dea si ritrovano in questo sito e sono associati al simbolo dell’utero, del fallo rappresentato dal triangolo maschile dato dal monte Caccume e dal Betile. Infine la roccia denominata il “Vichingo” o il “Guardiano“potrebbe avere anche la funzione di guardiano della soglia poiché la sua figura, oltre a fungere da puntatore equinoziale, potrebbe richiamare l’archetipo del guardiano, il dio uccello che personifica una delle quattro forze generative della natura: quella della morte che, fusa nel suo ciclo solare, porta alla rigenerazione della madre terra e dell’uomo.
Vi sono inoltre motivi a rombo incisi nella roccia, che rappresentano simboli geometrici diffusi in tutta Europa a partire dal Neolitico, solitamente legati al simbolismo dell’acqua e associati alla dea uccello o all’uccello quale sua epifania.


(Foto sopra: i motivi a rombo incisi alla base del “Guardiano“)





(Immagine in basso: Giancarlo Marovelli e il “piccolo menhir” presso il “Guardiano” che serve  a traguardare il Caccume)